La casa natale del pittore rappresenta un tipico esempio delle numerose strutture rurali presenti nel paese in corrispondenza dei nuclei abitativi più antichi. Prevalentemente in pietra, a pianta rettangolare o quadrata, sono edifici disposti gli uni accanto agli altri
e prospicenti così da generare viuzze interne.
Abitati un tempo da famiglie patriarcali numerose, sono ora in gran parte disabitati. L’ingresso ad arco, solitamente ampio,incorniciato di pietra, immette in androni acciottolati che conducono nella "corte" interna, che fungeva da deposito in comune degli attrezzi e luogo dove svolgere i lavori quotidiani.
Le dimore presentano sia spazi abitativi sia rurali. Le stalle e le cantine erano seminterrate; i fienili erano a piano terra per svolger
i lavori di fienagione con minor fatica, mentre per essiccare meglio il "quartol" si utilizzava anche il sottotetto aperto, raggiungibile attraverso una scala esterna. Le abitazioni erano ai piani superiori, avevano pochi locali, aperture piccole e talune avevano il balcone "a tavolato" con la ringhiera completamente chiusa da tavole di legno.
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All'altezza del primo piano della casa del Valorsa, dentro una finestra cieca con cornice dipinta a decorazione di perline l'affresco della facciata (1566). La Madonna osserva il Bambino sdraiato sulle sue ginocchia; alle sue spalle si affaccia san Giuseppe.
Un drappeggio obliquo chiude gran parte dello sfondo. Sul timpano triangolare della cornice dipinta due angioletti reggono la corona col cartiglio: " Regina celi letare alleluia". La data si trova sul bordo superiore della pittura: 1566.
L'artista nella realizzazione di quest'opera si ispirò a una tela conservata presso il Santuario di Grosotto raffigurante la Sacra Famiglia, eseguita da Marcello Venustì, originario di Mazzo, uno dei più promettenti allievi di Michelangelo Buonarroti, che lasciò moltissime opere.
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| Affresco sulla casa Valorsa a Grosio |
Testi e disegni a cura degli alunni delle classi V B e V C della s.elementare - a.s.1999/2000