Oltre al controllo dei passi, comunque, ciò che più interessava il ducato milanese era garantirsi entrate adeguate: la maggiore ricavata dalla Valtellina era il "censo", una somma determinata di entità variabile; unaltra imposta gravosa era la gabella sul sale, cioè lobbligo di acquistarlo dalla camera ducale; molto pesante inoltre era contribuire alle spese straordinarie per le fortificazioni. La repubblica di Venezia prima e la confederazione delle Tre Leghe svizzere poi dimostrarono di tenere molto alle vie di comunicazione valtellinesi; in particolare queste ultime vedevano nelle terre del sud delle Alpi unarea di espansione commerciale dove vendere il proprio bestiame e da cui ricavare prodotti agricoli e tessili. |
| Linteresse dei Grigioni per i nostri territori risulta particolarmente evidente a partire dal 1486-87 quando, dopo incursioni e scorrerie effettuate soprattutto in Valchiavenna e nel Bormiese, attraversarono lalta e la media Valtellina, incoraggiati dal papa contro il ducato di Milano. Inflissero distruzioni e imposero esazioni a quasi tutti i paesi, ritirandosi solo dopo aver ottenuto lesenzione da ogni dazio e pedaggio. I milanesi a quel punto reagirono elaborando un progetto sistematico di fortificazioni che coinvolgeva i centri di confine lungo le principali vie di comunicazione con larea nord-alpina: Chiavenna, Tirano, Piattamala e Serravalle. |
| Nel 1499 i francesi, schierati col papato e
i signori dellItalia centro-settentrionale contro la repubblica di Venezia,
occuparono il ducato di Milano spingendosi fino in Valtellina, dove si comportarono da
vero e proprio esercito doccupazione, saccheggiando, esercitando soprusi ed
imponendo tasse più o meno legali fino al 1512, quando furono costretti ad abbandonare la
capitale del ducato sconfitti dalla Lega Santa promossa dal papa che, con un improvviso
cambiamento di fronte, aveva optato per lalleanza con Venezia, con i Savoia e gli
svizzeri per arginare il potere ritenuto ormai eccessivo della Francia. A questo punto i Grigioni, come da accordi con gli alleati, entrarono in Valtellina dalla valle di Poschiavo dirigendosi su Chiavenna e Bormio, ovunque accolti in genere favorevolmente, causa la durezza dei soldati francesi e i soprusi da essi messi in atto. |
| Il XVI secolo e il dominio
grigione in Valtellina (1512-1797) |
Quando
la Francia nel 1516 riconquistò il ducato di Milano, ai Grigioni fu
riconosciuto il possesso della Valtellina, in quanto si giudicò questo provvedimento atto
a tutelare lequilibrio internazionale.Fu mantenuta la divisione in terzieri; tra i Grigioni e la dirigenza locale si instaurò inizialmente un clima di collaborazione e tutte le comunità minori continuarono a reggersi secondo le proprie leggi e godere di unautonomia assai accentuata, anche se mai assoluta, nonostante lalternarsi di potenze dominanti diverse. |
| Un motivo di crisi è la massiccia adesione
alla riforma delle Leghe che, con la proclamazione della libertà di culto nel loro
territorio (1526, 1557), favorirono limmigrazione di riformati italiani e la
presenza di comunità evangeliche in Valtellina, dove la maggior parte della popolazione
era rimasta cattolica. I contrasti nacquero soprattutto a proposito delluso promiscuo delle chiese e del mantenimento dei pastori a spese delle comunità; inoltre i protestanti locali, portati a fare causa comune con i dominatori, furono mal visti e talvolta odiati dai loro concittadini. Dopo il concilio di Trento, che obbligava i vescovi a recarsi regolarmente nelle parrocchie della propria diocesi, i grigioni osteggiarono per parecchi anni le visite pastorali in Valtellina di quello di Como; la prima dopo molto tempo di assenza fu effettuata da Feliciano Ninguarda nel 1589 e negli "Atti" relativi ad essa troviamo documentate in modo dettagliato e preciso le condizioni di vita degli abitanti dellodierna provincia, che erano piuttosto dure: diverse epidemie di peste colpirono a più riprese e a distanza ravvicinata la popolazione che diminuì tornando a 75.000 unità; inoltre la scarsità delle risorse agricole spinse non pochi lavoratori, tra cui parecchi grosini, ad emigrare. Notevoli appaiono i vantaggi provenienti ai Grigioni dal possesso della Valtellina: importanti somme erano percepite tramite esazioni fiscali e dazi (questi ultimi erano ritenuti tributo erariale, spettante cioè al titolare del potere sovrano); erano enormemente facilitati i rapporti commerciali col Ducato milanese e con la Serenissima; ampi spazi si aprivano alle iniziative economiche della borghesia grigionese (erano reti i cittadini detentori di parecchie delle migliori proprietà agricole, soprattutto vigneti, che fruttavano utili notevoli). L'importanza della Valtellina come crocevia europeo divenne ancor maggiore nel XVII secolo con la costituzione dei due schieramenti contrapposti di Francia, Rezia e Venezia da una parte, Spagna, Austria ed impero dallaltra; agli spagnoli, infatti, subentrati ai francesi nel ducato di Milano, i passi alpini servivano per raggiungere la Germania e le Fiandre; alla repubblica di Venezia e alla Francia consentivano di comunicare evitando i territori spagnoli e austriaci; limperatore tedesco aveva accesso tramite essi alla valle Padana. Anche la Valtellina fu dunque coinvolta nella Guerra dei trent'anni e fu percorsa, come molti altri stati europei, da eserciti diversi per quasi un ventennio (1620-'39) finché i Grigioni si videro assicurato di nuovo il possesso dei territori valtellinesi, che rimasero con la Svizzera fino all'epoca napoleonica quando passarono alla repubblica Cisalpina e, dopo la sconfitta definitiva di Napoleone, all'Austria (1815), a cui restarono legati fino al 1859 quando entrarono a far parte del Regno d'Italia |