
L’intitolazione della scuola media al marchese Giovanni Visconti Venosta, avvenuta nel 1953, fu decisa tenendo conto dell’importanza rivestita non solo da lui ma anche dalla sua famiglia nelle vicende di Grosio in particolare e della Valtellina più in generale a partire dal basso medioevo. Scarsissima la documentazione sul nostro personaggio, ultimo discendente della casata, sufficiente però per consentire a una classe di alunni della nostra scuola di scrivere, nel 1993, la sua biografia, di cui riportiamo le informazioni salienti.
Di origine altoatesina, i Venosta comparvero in Valtellina intorno all'anno Mille e vi si stabilirono definitivamente alla fine del XII secolo. Ricevettero in dono dal vescovo di Como il castello più antico di Grosio, quello di S.Faustino di cui sono visibili oggi pochi ruderi, dove risiedettero finché si trasferirono in quello "nuovo", oggi più conservato e parzialmente distrutto dai Grigioni al loro avvento. I Venosta adibirono allora a propria dimora la parte vecchia della Villa, che esiste tuttora adibita a museo e porta il loro nome. Nel frattempo, contatti stretti e rapporti di amicizia con i duchi di Milano che regnarono sulla Valtellina consentirono ai Venosta di aggiungere al proprio cognome quello di Visconti.
Giovanni nacque a Milano nel 1887, figlio di un importante ministro dell'Italia postunitaria e di una nipote del Cavour. Diplomatosi nel 1904 presso il Regio Ginnasio "Massimo d'Azeglio" di Torino, si laureò presso il Regio Istituto di Scienze sociali Cesare Alfieri di Firenze nel 1909. Intraprese la carriera diplomatica ricoprendo vari incarichi che gli consentirono di conoscere importanti uomini politici del tempo quali Bonomi, Nitti, De Gasperi, Togliatti.

Fu addetto di legazione, segretario di legazione e membro del gabinetto del sottosegretariato di stato per gli affari esteri e questo lo portò a trascorrere lunghi periodi lontano da Grosio, dove continuò peraltro a tornare soprattutto nei mesi estivi anche per controllare il buon andamento di asilo, ricovero e ospedale che manteneva finanziariamente.
Si arruolò allo scoppio della I guerra mondiale, combattè e fu decorato due volte al valor militare. Collocato a riposo con la carica di Primo segretario di legazione, partecipò nel 1921-'22 alla conferenza di Washington per il disarmo generale. Consevatore, fu però animato da sentimenti democratici, sensibile ai problemi della giustizia sociale e avverso all'ideologia fascista.
Dopo il '22 infatti declinò l'invito di Mussolini a far parte del governo e proseguì la sua opposizione al regime ritirandosi a vita privata senza accettare neppure nel '39 le nuove offerte di collaborazione del Duce. Fu a Roma tra il '43 e il '44 quando comandava A.Kesselring.

Nonostante vivesse segregato in casa a causa dei suoi sentimenti di pace e della nota avversione ai regimi totalitari, si tenne costantemente informato e finanziò la resistenza, inviando segretamente denaro a personalità di spicco del neonato movimento partigiano (Bonomi, De Gasperi...).
Era invece apprezzato dagli Alleati e l'ambasciata d'America desiderava che fosse rappresentante d'Italia alle trattative di pace. Al termine della guerra, fu di nuovo nella vita pubblica e nonostante i problemi di salute ricoprì importanti incarichi finchè si spense a Berna nel 1947.
Le sue spoglie sono custodite nel cimitero di Grosio.